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Rapporto Abi: tra dati al netto e incremento dei mutui

Rapporto Abi: tra dati al netto e incremento dei mutui

L’Abi cambia metodo e dice basta alla diffusione dei dati sulle sofferenze bancarie lorde e nel suo rapporto mensile per la prima volta indicherà soltanto quelle al netto delle svalutazioni.

Una scelta questa dell’Abi per evitare “interpretazioni fuorvianti” diffuse sulla stampa e sui mercati come dichiara il vice direttore generale Gianfranco Torriero.

Una tecnica quella adottata dall’Abi per convincere mercato, stampa, Bce e mondo intero che il sistema bancario italiano è più che solido.

Ricordiamo che a dicembre le sofferenze si sono attestate a quota 88,9 miliardi di euro rispetto ai 200 miliardi di sofferenze lorde.

Potrebbe certamente essere più rassicurante presentare il dato in questo modo ma non bisogna dimenticare che solo le banche italiane presentano un livello di sofferenze così alto, due volte superiore alla media degli altri Stati europei.

È obiettivo dei banchieri italiani, dunque, di convincere la Bce, la Ue e il Fondo monetario internazionale che invece continuano imperterriti a pubblicare i dati nella loro completezza, come del resto fa anche Banca d’Italia.

La scelta dell’Abi certo non farà scomparire per magia il problema delle sofferenze che continua a pesare gravemente sulle banche e sull’intera economia italiana. D’altra parte sarebbe come offendere l’intelligenza di investitori ed analisti se si vuole far credere alla solidità delle sistema bancario italiano pubblicando il solo dato netto e non quello lordo.

La tensione che aleggia tra i banchieri italiani oramai si taglia con un coltello sia per il difficile momento di crisi che si trovano ad affrontare sia per l’effetto del decreto salva banche emesso a novembre.

Tornando al report dell’Abi, un dato confortante arriva dai mutui che hanno registrato un incremento del 97,1% tra dicembre e gennaio 2015. Il rapporto sottolinea anche come le surroghe abbiano inciso su questa percentuale (31,6%). «L’incremento in questo comparto, sottolinea Torriero, è molto superiore rispetto al dato sui finanziamenti alle imprese (+11,6% annuo nell'intero 2015) sia per il basso livello dei tassi sia per la scelta delle famiglie di fare investimenti sull'immobiliare».

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