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Quantitative easing 2 senza limiti

Ancora una volta il presidente Mario Draghi ha precisato che nella prossima riunione del consiglio del 3 dicembre la Bce prenderà in seria considerazione la possibilità di intensificare l’input monetario, attraverso una serie di strumenti, per permettere all’inflazione di risalire nell’eurozona, rilanciando in questo modo l’economia. E proprio ieri a Milano durante l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Cattolica, Mario Draghi ha affermato “non siamo vincolati nella nostra capacità di intervento, abbiamo molti strumenti a nostra disposizione. Siamo di fronte a una situazione in cui la dinamica dei prezzi è molto debole, il quadro economico è ancora incerto. Il programma finora attuato è stato senza dubbio efficace. Dobbiamo tuttavia valutare se, con l’indebolirsi dell’economia mondiale, esso sia anche efficace nel contrastare le spinte avverse che potrebbero ostacolare un ritorno alla stabilità dei prezzi nel medio termine. Qualora ci convincessimo del contrario, esamineremo le modalità con cui intensificarlo per proseguire il nostro obiettivo. Il varo del Qe ha definitivamente dissipato alcuni equivoci sul senso e i limiti del mandato della Bce e ha confermato l’indipendenza di giudizio e di decisione del consiglio direttivo dalle opinioni politiche degli stati membri”. Il segnale positivo della Bce è stato anche ribadito ieri a Francoforte dal vicepresidente Vitor Constancio che ha affermato “l’evoluzione recente degli indicatori tende a ravvivare alcune preoccupazioni sul possibile disancoraggio delle aspettative dall’obiettivo nel lungo termine”. Ieri l’incontro a Milano è stato anche occasione per ribadire che la scelta della Bce di concedere liquidità alle banche greche, attraverso lo sportello Ela, è stata una decisione inevitabile e che certamente non spettava alla Bce decidere sull’uscita della Grecia dall’euro. Draghi ha inoltre precisato che l’inflazione di cui il mercato economico sta soffrendo è simmetrica, nel senso che l’inflazione non deve essere ne troppo alta né troppo bassa e che la deflazione può avere ripercussioni molto più destabilizzanti di una inflazione eccessiva perché va a penalizzare i debitori ed in particolar modo i giovani. E proprio alla platea di giovani universitari che lo ascoltavano il presidente della Bce ha affermato che le generazioni più giovani hanno pagato un prezzo elevato per la crisi e che è inaccettabile il numero dei disoccupati “tra cui molti, troppi giovani”.

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