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Parte l’Ipo record di Poste Italiane: al via l’acquisto di azioni

Da questa mattina siamo tutti potenziali azionisti di Poste Italiane. L’offerta pubblica dei titoli lanciata sul mercato dal Ministero del Tesoro è pari al 38% della società. Questa rappresenta la privatizzazione più grande dell’anno su tutti i mercati europei la maggiore che l’Italia attua da sedici anni a questa parte. La domanda a questo punto sorge spontanea: a cosa serve questa privatizzazione e di quali benefici godranno gli italiani? Per rispondere a questa domanda bisogna vedere da quale punto di vista si guarda l’operazione. Se la si guarda da azionista, è necessario ed opportuno sapere che chi acquista le azioni di Poste Italiane sta acquistando una grande azienda di servizi finanziari, paragonabili ad una banca assieme ad un grande gruppo di logistica. Ma è bene anche sapere che i profitti dei servizi finanziari sono comunque appesantiti dagli oneri dell’obbligo di servire i paesini più remoti con la consegna della corrispondenza. Onere che Poste, proprio in vista della privatizzazione, ha chiesto che venga in qualche modo ridotto diminuendo la frequenza delle consegne in alcune zone e di chiudere una parte dei suoi uffici. Se, invece, l’operazione la si guarda con l’occhio del cliente, la questione diventa più delicata. Solitamente la privatizzazione si accompagna spesso ad una liberalizzazione con il risultato di introdurre una maggiore concorrenza nel sistema e di favorire i consumatori. La privatizzazione di Poste al momento non sembra aver sortito questo effetto e quindi per gli utenti gli effetti saranno più controversi. Certamente di grande impatto le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan “E’ un’operazione non solo finanziaria. Vogliamo un’azienda più moderna ed aggressiva” e quelle del premier Matteo Renzi dicendo che “Poste, considerato per 40/60 anni il luogo delle schifezze dei politici, dove si assumeva chi volevano loro, vanno in Borsa e stanno sul mercato”. Con queste dichiarazioni Renzi inserisce la privatizzazione di Poste nella rottura della politica clientelare. Se così sarà lo dimostreranno la Borsa e le soddisfazioni del cliente allo sportello.
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