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A novembre in calo le sofferenze bancarie

La presenza di crediti deteriorati all’interno del sistema bancario italiano non è una disfunzione ma un normale effetto di una fase economica particolarmente difficile e delicata durata 7 anni. Un’analisi questa che arriva dal Direttore Generale dell’Abi, Giovanni Sabatini nel corso di una riunione tenutasi presso la Commissione Finanze della Camera. Sabatini ha anche rammentato come durante la crisi ci sia stata una “caduta del Pil che ancora oggi vede una distanza del 9% rispetto al livello antecedente alla crisi, una caduta degli investimenti fissi e una contrazione della produzione industriale del 25%”. È naturale che questa situazione avesse ripercussioni sul settore bancario e sulla qualità dell'attivo di banche così dedicate al finanziamento dell'economia reale. Ed infatti prima della crisi i crediti deteriorati delle banche erano al di sopra della media Ue. "Noi riteniamo che il nostro modello, focalizzato sul finanziamento a imprese e cittadini, sia a basso rischio e in effetti nella prima parte della crisi abbiamo retto molto meglio delle banche anglosassoni e delle altre banche europee, ma abbiamo risentito fortemente del ciclo economico. Quando la crisi si è trasferita sull'economia reale questo ha avuto un impatto maggiore sulle banche commerciali europee ed italiane", ha aggiunto. "La tipicità della banca italiana è che il 55% dell'attivo è rappresentato da finanziamenti erogati a imprese, famiglie e alla pubblica amministrazione, contro una media europea del 46%. L'altra faccia della medaglia è che gli attivi finanziari delle banche italiane sono molto modesti, pari al 34% contro una media Ue del 38%". La situazione, tuttavia, è sicuramente in miglioramento. Infatti dopo aver raggiunto il record storico di ottobre con 200,4 miliardi di crediti deteriorati, il mese di novembre ha visto registrare una leggera flessione che ha portato a quota 199 miliardi i crediti deteriorati. Questo è quanto emerge dal rapporto mensile stilato proprio dall’Abi dal quale emerge anche che i prestiti a famiglie e imprese sono rimasti invariati a novembre. Il bilancio sui prestiti nel 2015 risulta comunque essere positivo con un aumento del 14% di finanziamenti alle imprese nei primi dieci mesi dell’anno. Bene anche i mutui per l’acquisto di immobili la cui percentuale si aggira intorno al 94,3%. Altro dato assolutamente confortante emerso dal rapporto Abi è l’ammontare complessivo dei prestiti, circa 1818,2 miliardi contro i 1679,8 miliardi dello scorso anno.

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