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La spending review per le famiglie italiane

La spending review per le famiglie italiane

Siamo tutti d’accordo nell’affermare che la famiglia italiana di oggi, rispetto agli anni pre-crisi, è ancora fortemente debilitata.

Basti pensare che nel 2015 l’Istat rilevò che la pressione fiscale generale si era abbassata dello 0,3% transitando dal 43,6% al 43,3% mentre il carico fiscale sulle famiglie aumentò dello 0,3%. E ancora tra il 2011 e il 2014 è aumentato del 36% il numero delle famiglie in condizioni di indigenza e risulta drasticamente diminuito anche la percentuale di natalità.

La crisi economica internazionale, dunque, si è abbattuta inesorabilmente sulle famiglie italiane.

Ma c’è anche un rovescio della medaglia non del tutto negativo. Infatti secondo l’ultima Relazione annuale di Banca d’Italia, c’è stata una ripresa dei consumi iniziata a metà del 2014 e proseguita per tutto il 2015, questo grazie alle migliorate condizioni del mercato del lavoro e alle svariate misure fiscali adottate dal Governo nel 2014.

Tuttavia sia il potere d’acquisto che la spesa della famiglia restano al di sotto dei livelli pre-crisi. Negli anni della crisi, infatti, le famiglie italiane hanno ridimensionato l’ammontare della spesa mensile di circa il 6%. Il ridimensionamento colpisce varie tipologie di famiglie ad eccezione di quella composta dagli over 65 che invece l’hanno vista aumentare.

Ma sui consumi la crisi ha fatto sentire maggiormente i suoi effetti. Secondo lo studio di Tecnè e Fondazione Di Vittorio il 57% delle famiglie ha ridotto la quantità e la qualità della spesa alimentare.

La spending review ha penalizzato soprattutto il made in Italy. Nel rapporto della Fondazione si legge: “la necessità di modificare gli standard dei consumi ha colpito soprattutto le produzioni di qualità, in particolare quelle italiane. Fatta 100 la spesa delle famiglie nel 2008 per l’acquisto di formaggi, nel 2015 il calo è stato di 11 punti, per il vino di 12, per l’olio d’oliva 23, per l’abbigliamento 32 e per le calzature 16 punti percentuali”.

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