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La pensione: dubbi e certezze

La pensione: dubbi e certezze

Sono molte le domande e i dubbi che attanagliano i lavoratori prossimi alla pensione e tante le paure per il loro futuro pensionistico. Cominciamo col dire che la pensione è un diritto per chi ha lavorato e quindi ha versato i contributi previdenziali al proprio fondo previdenziale.

Le domande che maggiormente vengono rivolte dai futuri pensionati fondamentalmente sono due:

1)         Quando riuscirò ad andare in pensione? 2) Quanto prenderò di pensione?

La risposta alla prima domanda è semplice: in pensione si va al raggiungimento dell’età pensionistica definita per legge, ossia 66 anni sia per le donne che per gli uomini. Il dato interessante è che da qualche anno è stabilito che l’età in cui si è pronti per lasciare il lavoro debba essere calcolato in base all’aumento o diminuzione dell’aspettativa di vita media, calcolata dall’Istat. Questa novità ha in qualche modo tolto potere decisionale alla politica che utilizzava il così delicato argomento del trattamento pensionistico a proprio piacimento soprattutto in prossimità delle elezioni e discapito dei conti dello Stato.

Ma non è solo l’età che determina il pensionamento dei lavoratori. Infatti in sostituzione della pensione di anzianità, la Riforma Monti-Fornero ha introdotto la pensione anticipata rispetto all’età stabilita per legge. Inoltre esiste anche un’alternativa alla consueta rendita pensionistica che è l’assegno sociale che dal gennaio 1996 ha sostituito la pensione sociale. Si tratta, come afferma l’Inps, di “una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei cittadini che si trovano in condizioni economiche particolarmente disagiate con redditi non superiori alle soglie previste annualmente dalla legge”.

Veniamo alla seconda domanda che ancor di più e per ovvie ragioni interessa i futuri pensionati. La pensione come anticipato si determinata dalla somma dei contributi versati da un lavoratore al suo ente previdenziale. La somma viene poi trasformata in rendita pensionistica in base ad una serie di coefficienti correlati all’aspettativa di vita. Sono dunque molti i fattori che incidono e che danno risultati diversi. Ad esempio il caso del lavoratore che per un periodo di tempo non riesce a versare al proprio ente previdenziale i contributi. Per questo motivo è importante che il lavoratore nel corso degli anni tenga sotto osservazione le stime orientative di quanto andrebbe ad incassare da pensionato.

A tal proposito nel 1995 con la Riforma Dini era stata introdotta la famosa “busta arancione” ossia una comunicazione periodica al lavoratore sui suoi contributi pensionistici. Ma l’ansia di trasmettere messaggi poco rassicuranti al lavoratore ha fatto si che Ministeri ed Inps non inviassero questa comunicazione. Di recente l’Inps ha iniziato ad inviarla e cio' si rivelerà particolarmente utile al lavoratore che dovesse andare incontro ad una pensione bassa, poichè avrà l’opportunità di valutare se costruirsi una pensione complementare attraverso l’adesione a fondi di categoria o a piani individuali pensionistici

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