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Istat: disoccupazione giovanile del 39,4%

Istat: disoccupazione giovanile del 39,4%

Il 2017 apre con un dato Istat negativo: la disoccupazione è tornato a salire, arrivando a sfiorare l’11,9%. La situazione più preoccupante riguarda i giovani. Gli under 25 senza una occupazione fissa è del 39,4%, una percentuale analoga a quella di settembre 2015 e che fa schizzare l’Italia al terzultimo posto nell’Unione europea. Dietro di noi, infatti, ci sono solo la Spagna e la Grecia. La media occupazionale dell’Eurozona si aggira intorno al 21,2% e certamente siamo molto lontani dai detentori della medagli d’oro, i tedeschi, che attraverso la formazione duale sfiora il 6,7% di disoccupati under 25.

Allargando gli orizzonti sull’intero anno vediamo come le persone con un nuovo impiego sono cresciute, merito anche del Jobs act che ha dato la possibilità a tanti di avere un’occupazione stabile. Un intervento quello del Jobs act che ha interessato sia uomini che donne in una fascia d’età compresa tra i 50 e i 64 anni, dovuta anche all’allungamento dell’età pensionabile stabilito nella Legge Fornero del 2012.

Il settore del commercio e del turismo sono stati protagonisti dell’occupazione femminile mentre il settore industriale risente ancora della crisi ed è impegnato con processi di ristrutturazione e riconversione. Il lavoro autonomo, invece, è fermo, così come sono ferme le estensioni di tutele e welfare. A novembre il tasso occupazionale complessivo era di 57,3%, 0,1% in più rispetto ad ottobre.

Sul tema scottante è intervenuto il Ministro Giuliano Poletti dichiarando “sull’anno l’occupazione è in aumento e ci sono più persone che cercano un impiego”.

Le risposte dall’opposizione non si sono lasciate attendere. Per Renato Brunetta di Forza Italia “il Jobs act è morto e sepolto”. L’economista Carlo Dell’Aringa ha invece sostenuto “va subito avviata la Fase 2 di Garanzia. Lo sgravio per l’alternanza può essere un primo passo. Ma vanno messe in campo politiche mirate, a partire dal taglio strutturale del cuneo e dal rapido decollo delle nuove politiche attive, chiamando a raccolta le Regioni: l’esito del referendum di dicembre non può bloccare l’azione di Governo”. 

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