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Intermediari si intermediari no: è scontro tra le Sezione Unite della Cassazione.

L’art. 15 del DPR 601/1973 stabilisce che sono esenti da imposta di registro, bollo, imposte ipotecarie e catastali nonché dalle tasse sulle concessioni governative su operazioni e tutti gli atti relativi ai finanziamenti a medio e lungo termine effettuati aziende e istituti di credito e loro sezioni e gestioni. Tale articolo ha suscitato non poco interesse presso la sezione tributaria della Corte di Cassazione la quale si è interrogata se il beneficio sancito dall’art. 15 per le operazioni di finanziamento a medio e lungo termine erogato da aziende e istituti di credito si estenda anche alle stesse operazioni eseguite da intermediari finanziari. Il cambiamento apportato nel settore creditizio dal decreto legislativo 386/1993, prevede che tra i soggetti abilitati all’attività di concessione di finanziamento sotto qualsiasi forma siano presenti anche gli intermediari finanziari, ance se soggetti diversi dalle banche. L’evoluzione del sistema quindi è orientata verso l’apertura del mercato creditizio ad altri organismi. Tuttavia l’operatività di banche e intermediari continua ad essere differenziata. In concreto solo alle banche e agli enti creditizi è concesso l’esercizio di attività di raccolta di risparmio tra il pubblico unitamente all’esercizio del credito, mentre per gli intermediari tale esercizio è assolutamente disunito dalla raccolta di risparmio tra il pubblico. Su questo aspetto la sezione tributaria della Cassazione è intervenuta ma a tutt’oggi risulta disunita negli orientamenti. Infatti la Cassazione ha negato che le disposizioni contenute nell’art. 15 possano essere estese anche agli intermediari finanziari. alla base di questa decisione l’attribuzione dell’agevolazione al solo requisito del tipo di operazione riferibili a banche e istituti di credito. In assoluto contrasto con questo orientamento la Cassazione, con sentenza 3845/2011, ha ritenuto che l’agevolazione debba essere riconosciuta anche agli intermediari finanziari. Questo orientamento, sicuramente evolutivo, purtroppo non è servito alla risoluzione del contrasto tra il principio di diritto tributario secondo cui le agevolazioni sono norme di assoluta interpretazione e l’immotivata disparità di trattamento fra i soggetti del settore del credito. Per tale motivo la Corte di Cassazione ha rimesso gli atti alla Corte costituzionale la quale sarà chiamata a scegliere tra principio di capacità contributiva e parità di trattamento.

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