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Il greggio è in picchiata libera e le Borse ne soffrono

Giornata nera ieri per le Borse che dopo un rialzo iniziale hanno chiuso a fine seduta in netto ribasso. La maglia nera va a Milano con -2,42%, seguita da Madrid con -1,84%, Francoforte con -1,7% e Londra con -1,32%. A far mutare orientamento ai listini sono stati innanzitutto il settore minerario (-3,32%) e il settore petrolifero (-2,56%), settori che hanno sofferto dei ribassi che sono andati fortemente a penalizzare il mercato delle commodities. Il primo ribasso è arrivato dal prezzo del petrolio Wti sceso al di sotto dei 35 dollari a barile. Le principali cause che hanno portato il mercato delle commodities ad essere così debole sono da ricercarsi in primo luogo in debolezze di carattere monetario e in secondo luogo in fattori macroeconomici. Nello specifico il mercato petrolifero appare superinflazionato mentre la domanda continua a restare pressoché immobile. Il cartello dei Paesi produttori (Opec) non ha alcuna intenzione di contrastare il crollo dei prezzi ne tantomeno ha messo in atto alcun taglio della produzione. Situazione delicata che potrebbe comportare un ulteriore squilibrio con la riapertura del commercio con l’Iran che inizierà ad esportare. In realtà proprio dall’Iran arriva la spinta a vendere, in particolare dal vice ministro del petrolio iraniano Amir Hossein Zamaninia il quale ha lasciato chiaramente intendere che il crollo del prezzo del petrolio non cambierà i piani di espansione dell’export del Paese che rappresenta. Come dicevamo poc’anzi la debolezza del mercato deriva anche da fattori monetari. In particolare riguardano la valuta con cui il petrolio viene quotato, ossia il dollaro. Un sistema che via via si sta andando a rafforzare anche in previsione del rialzo dei tassi atteso per mercoledì ad opera della Federal Reserve. Gli investitoti scommettono che ci sarà una stretta. Il presidente della Fed, Janet Yellen, ha sempre dichiarato che l’aumento dei tassi sarebbe stato graduale ma senza specificare il peso e la misura di questa gradualità. Per questi motivi gli investitori si affidano alle previsioni di analisti e addetti ai lavori. Da un sondaggio condotto da 51 economisti del Financial Times il 24% prevede che il rialzo dei tassi di dicembre riguarderà due strette nel 2016 che si aggirano intorno ai 25 punti base, il 39% prevede invece tre strette di questo genere, mentre il 40%, infine, ne prevede quattro. Grande attesa, quindi, per il 16 dicembre, giorno in cui la Fed alzerà i tassi e certamente anche i mercati subiranno forti scosse.

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