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Il “New Normal” della Presidente Yellen alza i tassi di interesse dello 0,25%

Dagli Stati Uniti non arriva più il “New Deal”, noto piano economico di Franklin Delano Roosevelt, ma il “New Normal“ di Janet Yellen, Presidente della Federal Reserve. Ebbene senza alcuna particolare sorpresa per i mercati il Presidente ha annunciato dopo ben nove anni l’aumento dei tassi di interesse e “con questa decisione finisce un’era” ha dichiarato la stessa Yellen. Era infatti dal giugno del 2006 che la Fed aveva rinunciato ad alzare i tassi e addirittura nel dicembre 2008 i tassi erano pari a zero. L’annuncio di ieri della Fed ha chiuso certamente un ciclo durato, come dicevamo, otto anni, in cui non sono mancate enormi sofferenze dovute alla crisi finanziaria globale. Una “normalità” tutta nuova dato che eravamo abituati ad aumento dei tassi veloci e costanti ed a concepire l’aumento come un evento che in qualche modo dovesse evitare che i mercati divenissero piazze troppo bollenti da dover poi redarguire bruscamente. Tuttavia in questa normalità c’è ben poco di normale se si considera che dopo l’annuncio dell’aumento dei tassi da 0-0,25% a 0,25%-0,50% i mercati non hanno subito queste grosse oscillazioni. Wall Street ha chiuso la sessione con un aumento dell’1,45%, il cambio euro/dollaro si mantiene tra l’1,09 e l’1,10, nulla di diverso rispetto alla riunione che ha preceduto l’annuncio del rialzo dei tassi. Il rendimento dei titoli di Stato americani sale e vede la scadenza a due anni superare l’1%, la scadenza a cinque anni si aggira intorno all’1,75% e il Treasury decennale arrivare al 2,30%. L’aver deciso di aumentare i Fed Founds, ossia i tassi di interesse di riferimento per il mercato americano, non ha certamente colto ne alla sprovvista né di sorpresa gli investitori, gli stessi banchieri di Washington avevano previsto che non ci sarebbero state grosse variazioni sui rendimenti rispetto allo scorso settembre. Il graduale aumento, come anche riportato nel comunicato che ha preceduto l’annuncio, è stato comunque accettato di buon grado da Wall Street e secondo Chris Beauchamp, Senior Market Analyst di Ig, ciò potrebbe implicare che “almeno per le prossime due settimane ci si possano attendere ulteriori rialzi dai mercati azionari”. È sul lungo termine che si pone l’incertezza e il problema quindi si ripresenterà nel 2016 dove le aspettative saranno di nuovo alte. Lo stesso Harm Bandholz, capo-economista Usa per UniCredit Research, ha dichiarato: “da parte della Fed ci attendiamo tre rialzi dei tassi nel 2016 e altrettanti l’anno successivo. Perciò anche, se la traiettoria dei rialzi risulterà graduale, probabilmente non lo sarà tanto quanto viene attualmente prezzato dai mercati finanziari”.

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