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Fa ancora discutere in Parlamento il bail-in

Nel 2016 entrerà in vigore il nuovo sistema europeo di gestione delle crisi bancarie che come estrema ratio prevede il bail-in. Tuttavia a tre mesi dall’evento l’Italia ancora una volta si è dimostrata in netto ritardo nel recepimento del nuovo quadro normativo. E solo ora si appresta ad apportare opportune modifiche ai decreti di attuazione del nuovo sistema che vedrà modificare sia la gestione delle crisi, sia la politica dei controlli e delle vigilanze. Proprio ieri in Parlamento, in Commissione Finanza, si è discusso e confrontato a lungo sulla bozza della direttiva Brrd (Bank recovery and resolution directive). Il testo della direttiva è sostanzialmente approvato dalla maggioranza degli addetti ai lavori ma alcune richieste di modifica sono arrivate da Consob e Abi che ritengono che possa esserci il rischio che il passaggio al nuovo sistema non soia poi così agevole. In particolare sotto la lente di ingrandimento è finita la scelta del legislatore italiano di rettificare l’ordine gerarchico degli strumenti a cui si potrà ricorrere in caso di bail-in qualora gli strumenti del patrimonio di vigilanza non dovessero essere idonei a fronteggiare la crisi. In particolare nel testo del decreto approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 settembre e ritornato alle Camere, compare la c.d. clausola depositor preference estesa che estende il beneficio riconosciuto su piano europeo ai depositi oltre i centomila euro di persone fisiche e Pmi ai depositi corporate e a quelli interbancari. La clausola, dunque, pone sullo stesso livello tutti i creditori con una forte penalizzazione delle obbligazioni senior le prime ad essere aggredite con inevitabili ripercussioni sul costo della raccolta. Da qui l’insurrezione delle banche che vede protagonista il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini secondo il quale sarebbe necessario “introdurre un periodo transitorio per coniugare l’esigenza di garantire a regime una tutela rafforzata per i depositi non garantiti dai fondi di tutela e minimizzare l’impatto sui possessori di obbligazioni”. Con questa chiosa l’Abi lancia la richiesta di rinviare al 2019 l’applicazione della depositor preference estesa. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente di Consob, Giuseppe Vegas secondo cui “sarebbe opportuno mantenere il sistema attuale per evitare scarsa trasparenza nei confronti dei risparmiatori ed evitare che la nuova normativa, con effetti di minore trasparenza, possa avere effetti di maggiore instabilità”. Non sono passate di certo inosservate le istanze presentate dalle banche ma il tempo è tiranno e il legislatore deve concludere al più presto l’iter legislativo di recepimento della direttiva

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