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Dirigenti Pubblici: tagli di stipendio in caso di valutazione negativa

Dirigenti Pubblici: tagli di stipendio in caso di valutazione negativa

Incarichi a tempo, deroghe parziali in avvio per i dirigenti di prima fascia e valutazione più puntuale e più pesante sullo stipendio finale. E' arrivato ieri al primo via libera, al fotofinish rispetto alla scadenza di questa parte della delega sulla pubblica amministrazione, il decreto con la riforma della dirigenza pubblica, insieme ai provvedimenti su camere di commercio ed enti di ricerca.

Nella nuova architettura disegnata dal decreto i dirigenti pubblici, e gli aspiranti tali dopo aver superato un corso o un corso concorso annuale, saranno inquadrati nei ruoli unici, dedicati a Stato, regioni, enti locali e autorità indipendenti. Le amministrazioni sceglieranno i loro dirigenti da questi ruoli, con selezioni pubbliche, per incarichi quadriennali, rinnovabili una volta sola se il dirigente in questione ha ottenuto una valutazione positiva nello svolgimento del proprio compito. Per chi non ottiene incarichi è invece prospettato un parcheggio, che darà diritto alla sola retribuzione di base (senza quindi il trattamento accessorio, che vale dal 40 al 70% dello stipendio a seconda dei casi) e che può portare addirittura all’uscita dal ruolo se il dirigente in stand by non partecipa a un numero minimo di selezioni oppure rimane senza incarico per sei anni. Per evitare di uscire dalla Pubblica amministrazione, il dirigente potrà però rinunciare alle proprie stelline e farsi inquadrare nel ruolo di funzionario.

Oltre a cancellare le quote variabili della busta paga, il parcheggio di chi è privo di incarichi limerà nel tempo anche lo stipendio base, che sarà tagliato del 10% per ogni anno nel quale il dirigente resta privo di incarico.

L’altra parola chiave del decreto è quella della “valutazione”, a cui il testo esaminato ieri dal Consiglio dei ministri dedica ampio spazio. Fissata nel provvedimento una griglia dettagliata con i vari aspetti dell’attività dirigenziale che saranno sottoposti a valutazione, e che dovranno far parte del programma dell’incarico concordato all’inizio con i vertici dell’amministrazione, il decreto prevede che la valutazione ottenuta di anno in anno determini almeno il 30% della busta paga del dirigente; nel caso dei dirigenti generali, il peso della valutazione dovrà salire al 40 per cento. 

Ottenuto il primo via libera in Consiglio dei ministri, ora la riforma arriva in Parlamento, dove le resistenze di tanta parte degli attuali dirigenti pubblici torneranno con ogni probabilità a farsi sentire pesantemente. 

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