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Critiche alla preponente: recesso per giusta causa

Critiche alla preponente: recesso per giusta causa

Con sentenza n. 907 del 24 aprile 2015, il Tribunale di Palermo – Sezione Lavoro ha ritenuto legittimo il recesso per giusta causa richiesto da una banca nei confronti di un promotore finanziario che aveva criticato la proponente.

Nello specifico la banca ha richiesto il recesso sulla base di “continui per ripetuti atteggiamenti provocatori contrari ai più elementari principi di deontologia, correttezza e professionalità, tali da far ritenere "impossibile ristabilire sia l’auspicato clima di distensione e collaborazione, indispensabile al perseguimento degli obiettivi aziendali, soprattutto il presupposto fiduciario necessario alla persecuzione anche provvisoria del rapporto di collaborazione”.

Le considerazioni ora da fare sono tante ma soprattutto sarebbe opportuno capire ed evidenziare i limiti entro cui è permesso ad un agente criticare la proponente.

Il ricorso depositato dalla banca è stato ritenuto fondato e pertanto il Tribunale di Palermo ha emesso sentenza favorevole per la banca. In particolare il Giudice adito ha riscontrato un forte sentimento di astio da parte del promotore nei confronti del Sales Manager, iniziato quando quest’ultimo aveva sollecitato il promotore ad incrementare la propria attività facendogli notare i scarsi risultati sino ad allora conseguiti.

Il proverbiale disappunto del promotore finanziario nei confronti del Manager non si era limitato all’invio di mail al diretto interessato ma era proseguito verso il direttore generale della banca e il direttore generale del gruppo bancario. In questo comportamento il Tribunale giudicante ha ravvisato che il promotore aveva ampiamente superato i limiti entro cui, secondo la giurisprudenza (Cassazione n. 12873/2004), può ritenersi legittima una condotta simile dell’agente e cioè quando le critiche sono rivolte a difendere l’immagine dell’azienda e a conservarne o recuperarne la clientela.

Alla luce delle considerazioni svolte e sulla base dei principi fissati sia dalla Corte di Cassazione nella sentenza su citata e nella sentenza del Tribunale di Palermo, è possibile stabilire da una parte i limiti entro cui è consentito ad un agente criticare la preponente e dall’altra i limiti superati i quali non è più consentito.

Quindi, in definitiva è lecito per un agente criticare la preponente se tali critiche non vengono divulgate all’esterno della società e sono finalizzate alla difesa dell’immagine aziendale. Non è invece ammesso ad un agente porre critiche se queste vengono divulgare all’esterno della società creando gravi danni di immagine alla stessa. 

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