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Crescono i prestiti alle famiglie ma sono in calo quelli alle imprese

Il mese di ottobre ha segnato un lievissimo calo dei prestiti alle famiglie e alle società non finanziarie. Il dato viene fornito dall’Abi e verrà esaminato oggi nel corso della riunione dell’esecutivo dei banchieri alla quale parteciperà anche il Presidente della Commissione per i problemi economici e monetari al Parlamento Europeo, Roberto Gualtieri. I dati diffusi ieri dall’Abi rappresentano le migliori stime da aprile 2012 e sia la stessa Abi che la Banca d’Italia prevedono un complessivo miglioramento non prima della metà del 2016, causa anche la lenta ripresa degli investimenti. Effettivamente i dati pervenuti mostrano una differenziazione tra prestiti alle famiglie che, nel mese di settembre, sono aumentati su base annua dello 0,4% e i prestiti alle imprese la cui erogazione è invece risultata negativa (-0,9%). Se diamo uno sguardo alle nuove erogazioni per l’acquisto di immobili, invece, il dato è certamente più rassicurante visto che è stato registrato un incremento pari al 92% nell’arco temporale che va da gennaio a settembre 2015 con un incidenza delle surroghe pari al 30%. Tuttavia le sofferenze, che hanno raggiunto i 200 miliardi di euro lordi, continuano ad incidere negativamente sui bilanci delle aziende di credito. Sull’argomento è intervenuto il Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli secondo cui “la soglia dei 200 miliari è molto gravosa ma lo si attendeva, perché il mese scorso eravamo a 197 miliardi. L’afflusso di nuovi deteriorati sta rallentando in termini di intensità però il cumulato è oggettivamente gravoso e il complesso del rapporto da comunque indicazione di ripresa, per le famiglie che investono e trovano mutui a tassi bassissimi e per le imprese che investono e trovano finanziamenti a tassi quanto mai bassi”. Impossibile una previsione di diminuzione delle sofferenze per il Presidente dell’Abi ma fiducioso dichiara “so però che le banche, nonostante non ci sia una “bad bank”, stanno facendo grandi sforzi di alienazione di pacchi di crediti deteriorati, quindi è possibile che nei prossimi mesi ci sia, da un lato, un minore afflusso di nuovi crediti deteriorati e dall’altro un maggiore tasso di vendita”.

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