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Corsa ai pagamenti di Imu e Tasi, ma attenzione alle insidie

Mercoledì 16 dicembre è la data ultima per il versamento dei tributi Imu e Tasi. Ma non sarà tutto così semplice come sembra. Infatti in vista dell’abolizione, così come previsto dalla Legge di Stabilità per il prossimo anno, della tassa sulla prima casa, sui terreni degli imprenditori agricoli e dei coltivatori diretti, non sarà facile districarsi tra le circa duecentomila aliquote incrociate fra le due tasse messe in atto dai vari Comuni. Questo complesso meccanismo di aliquote farà senz’altro incappare in errore i contribuenti che dovranno destreggiarsi tra i vari codici dei tributi la cui inesattezza potrebbe addirittura portare a sanzioni molto pesanti sanabili attraverso il sistema del ravvedimento operoso. Per le prime due settimane di ritardo sarà possibile pagare versando solo lo 0,20% al giorno. Regola imprescindibile per tutti i contribuenti è quella di analizzare con attenzione la delibera del Comune in cui si trova l’immobile oggetto di imposta, sia che si tratta dell’Imu sia che si parli della Tasi, poiché come anticipato molte scelte sono lasciate alla discrezionalità dei Comuni. L’ente locale, infatti, può scegliere di applicare proprie detrazioni che consentono all’importo di scendere notevolmente. Ovviamente se stabilite in quota fissa sarà più semplice applicarle, se stabilite tenendo in considerazione parametri variabili, il calcolo sarà più complicato. Roma e Milano hanno diversificato le detrazioni Tasi avendo come punto di riferimento le rendite catastali ma per giungere al calcolo esatto del tributo da versare bisognerà sommare la rendita della casa a quella di eventuali pertinenze. E sono proprio le pertinenze le pietre dello scandalo che inducono i contribuenti a sbagliare. E allora è bene precisare che la regola base per il calcolo dell’Imu è che ad ogni immobile si può abbinare una sola pertinenza tra quelle rigorosamente ammesse ossia la cantina (C2), posto auto o box (C6) e tettoia (C7). Tuttavia scovare l’aliquota in base alla quale pagare è compito arduo e certo i Comuni non hanno aiutato con le loro migliaia di variabili. Ad esempio all’immobile concesso in comodato d’uso ai parenti viene solitamente applicata un’aliquota ridotta ma l’agevolazione per alcuni Comuni è subordinata alla registrazione del contratto. Caso frequente che nasconde insidie è poi quello in cui i coniugi sono proprietari di due immobili situati nello stesso Comune in cui hanno la residenza e che ovviamente, tenendo in considerazione la vecchia Ici, considerano come prima abitazione. Errato! Con Tasi e Imu non è più possibile applicare questa regola, in quanto solo un immobile sarà classificato come prima abitazione e quindi solo uno beneficerà dell’esenzione. Occhio anche agli immobili affittati. Se il Comune non ha azzerato il tributo, la quota che dovrà pagare l’inquilino va calcolata tenendo in considerazione la delibera e andrà decurtata dalla quota del proprietario che, in caso di errore dell’inquilino, non ne risponderà in solido a meno che non decide di sobbarcarsi anche la sua quota nel qual caso dovrà darne comunicazione scritta al Comune. Una nota positiva in questa baraonda è che gli errori sono sempre correggibili. Nell’ipotesi in cui si è versato in più si potrà richiedere il rimborso compilando l’apposito modulo predisposto dall’amministrazione comunale. Nel caso in cui si versi di meno si potrà sempre sanare l’errore attraverso il meccanismo del ravvedimento operoso gravato da sanzioni che varieranno a seconda del tempo trascorso dalla scadenza.

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