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Al via con gli accordi...ma solo se la trattativa è trasparente

Una delle principali novità introdotte dal decreto legislativo 83/2015 stabilisce che quando un’impresa in crisi ha debiti verso banche e intermediari finanziari in misura superiore alla metà dell’indebitamento complessivo, il debitore può chiedere che gli effetti dell’accordo di ristrutturazione siano estesi, a determinate condizioni, anche ai creditori non aderenti. L’art. 9 del decreto infatti introduce il nuovo accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari che consente al debitore di chiedere, unitamente all’istanza di omologazione, che gli effetti dell’accordo siano ampliati anche i creditori non aderenti ma ad una condizione e cioè che i crediti delle banche e degli intermediari finanziari che aderiscono superino o comunque siano pari al 75% dei crediti complessivi. Per la buona riuscita dell’accordo è richiesto che i creditori siano informati dell’inizio delle trattative e siano messi in condizioni di parteciparvi in buona fede. Per tale motivo la norma prevede che il debitore debba svolgere particolari adempimenti pubblicitari. In particolare accanto al tradizionale obbligo pubblicitario previsto dall’accordo di ristrutturazione in generale, è stabilito che il ricorso e la documentazione annessa vengano notificate alle banche e agli intermediari finanziari ai quali si richiede di estendere gli effetti dell’accordo. Proprio per questi ultimi, per garanzia, è previsto il termine perentorio di 30 giorni per proporre opposizione decorra dalla data di notificazione del ricorso. Ed ancora, proprio per garantire la buona fede delle procedure, è previsto che il tribunale interpellato a decidere sulla omologazione effettui un accertamento preventivo attraverso la nomina di un consulente tecnico d’ufficio. Inoltre il tribunale è tenuto a verificare che le banche e gli intermediari finanziari ai quali il debitore chiede di estendere gli effetti dell’accordo abbiano una posizione giuridica e interessi economici omogenei rispetto a quelli delle banche e degli intermediari finanziari aderenti. Per finire il tribunale dovrà altresì verificare che le banche e gli intermediari finanziari ai quali il debitore chiede di estendere gli effetti dell’accordo siano soddisfatti in misura non inferiore rispetto alle altre alternative praticabili.

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